Avrà il via libera della Camera in settimana, per poi passare al Senato per l’approvazione definitiva. Fra gli obiettivi, quello di incrementare la presenza di defibrillatori sul territorio, ampliare la platea dei cittadini in grado di utilizzarli, diffondere l’informazione sull’importanza di un intervento tempestivo fin dai banchi di scuola. «La diffusione dei defibrillatori – spiega il relatore Giorgio Mulé (Fi) – è un punto di partenza per aumentare il numero dei sopravvissuti. Durante le audizioni è stato sottolineato come la possibilità di sopravvivenza diminuisca del 10% per ogni minuto trascorso dall’arresto cardiaco. E la possibilità di avere un danno neurologico aumenta in maniera analoga».

Ogni anno in Europa muoiono per arresto cardiaco 400mila persone e 70mila in Italia: 192 al giorno, 8 ogni ora. E molti muoiono per non aver ricevuto tempestivamente i soccorsi. Fra i sopravvissuti in tanti hanno danni permanenti che riducono la qualità della vita e hanno alti costi assistenziali. «In Italia si registrano 143 morti per incendi ed esplosioni e ci sono estintori ogni 30 metri. Bisogna fare in modo che i defibrillatori siano dappertutto». Sul fronte fiscale viene introdotta un’Iva ridotta al 5% per i defibrillatori esterni. Il testo introduce l’obbligo per le sedi di tutta la Pa con almeno 15 dipendenti e servizi aperti al pubblico, di dotarsi entro il 2025 di defibrillatori esterni.

L’obbligo è esteso anche ad aeroporti, stazioni ferroviarie e porti, ai mezzi di trasporto aerei, ferroviari e marittimi e della navigazione interna che effettuano tratte con una percorrenza continuata di due ore. Defibrillatori anche per i servizi di trasporto extraurbano in concessione e per i gestori di pubblici servizi. Obbligatori anche per le società sportive, non solo durante le gare agonistiche, ma anche nel corso degli allenamenti.