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Il defibrillatore è l’unico strumento in grado di salvare la vita dei sessantamila italiani che ogni anno vengono colpiti da un arresto cardiaco .

C’è però un ostacolo che limita non poco il successo di questi interventi salvavita. La legge nazionale che consente l’uso del defibrillatore anche al personale sanitario non medico, ma soltanto a fronte di un’adeguata formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio-polmonare.

Questo paletto «riduce i tassi di sopravvivenza a seguito di un arresto cardiaco». è il messaggio lanciato da Enrico Baldi, specializzando in cardiologia all’Università di Pavia, nel corso del congresso sulle terapie acute cardiovascolari, organizzato dalla Società Europea di Cardiologia a Milano.

«Indipendentemente da chi lo usi, l’impiego del defibrillatore prima dell’arrivo dei soccorsi svolge un ruolo chiave nel migliorare la sopravvivenza delle persone colpite da un arresto cardiaco al di fuori di un ospedale».

Fonte: La Stampa